In disaccordo con quanto mi è sempre stato suggerito… Mi piacerebbe poi parlare di questi suggerimenti. Tu, oh tu, suggeritore, che nello slancio di un attimo decidi di vomitarmi addosso il consiglio che, così innocuamente, hai partorito e credi essere tanto importante da giustificarne l’arroganza e l’insistenza con cui giunge alle mie orecchie, penetra nella testa e frigge il cervello. Tu, carissima persona che col tuo “secondo me dovresti” o “a mio parere dovresti”o “se io fossi in te farei, direi, ecc.” senza chiedere il permesso entri nella mia mente e mi dai un punto di vista alternativo; come se già non ci avessi pensato, come se te l’avessi chiesto. Tu, che con superbia dantesca instilli dubbi, che con i tuoi suggerimenti sinuosi fai tremare le instabili fondamenta di una decisione. Sì. Dico a te. Caro mio suggeritore. Ce l’ho io un buon suggerimento per te. So bene io dove suggerirti di andare a fare una bella vacanza.
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In disaccordo con quanto mi è sempre stato suggerito… (e la chiudo qui altrimenti non si va più avanti) ho deciso di tenere un diario. “Perché non tieni un diario? Potrai scriverci tutte le cose importanti che ti succedono. Le cose più utili.” “Un mio amico… cioè, il figlio di un mio amico va dallo psicologo perché una volta ha detto che preferirebbe morire piuttosto che andare in vacanza con i genitori… Insomma, aveva questi scatti d’ira e lo psicologo gli aveva consigliato di tenere un diario e scrivere tutto quello che gli passava per la testa. E lo vuoi sapere? Ha funzionato!” “Sì, scrivere le cose belle e importanti che ti succedono nella giornata; ti farà sicuramente vedere la vita sotto un’altra prospettiva… più positiva!”
In disaccordo con quanto mi è sempre stato suggerito di fare ho deciso di tenere un diario in cui annoterò tutte le cose più inutili che mi succedono. Sarà il mio diario delle cose inutili, un compendio di cose senza senso e senza alcun apparente interesse. Non vedo l’ora di cominciarlo!
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Solo Dio… o Buddha… o Yahweh… o Allah… o chi per loro insomma… Solo una divinità può sapere quanto sia divertente e quanto rido nel fare cose del tutto inutili. C’è proprio un grande gusto, e non solo perché così facendo, e tenendone nota, faccio l’esatto contrario di quello che mi è stato consigliato, ma perché alla fine mi sto rendendo conto che è proprio divertente. Fare cose inutili può essere divertente.
Le cose utili hanno sempre un fine, un’aspettativa, e questa aspettativa non sempre viene soddisfatta; mentre dalle cose inutili non ci si aspetta proprio un bel niente, quindi ogni minima emozione che ricevi di ritorno è solo puro guadagno. È come investire soldi da monopoli e guadagnare soldi veri. Questo è un vero e proprio elogio alle cose inutili! Spendere tre euro in un gelato e guardarlo sciogliere è un immenso piacere. Con i soldi ho comprato il frutto di un lavoro, di una sapienza. Nel momento in cui ho pagato quei tre euro, tutto quel processo immenso era tra le mie mani; l’ho comprato ed era mio. Gli anni di gavetta del produttore erano miei, i minuti passati nello scegliere gli ingredienti migliori erano miei, l’elettricità necessaria a motorizzare i macchinari per la produzione era mia, l’acqua per irrigare i campi di melone per fare il gusto melone era mia, il sudore dei bambini in Costa d’Avorio costretti a raccogliere cacao per le multinazionali era mio, l’arte tramandata di generazione in generazione era mia; tutto questo raccolto e sintetizzato in tre palline di gelato su di un cono di cialda. Lasciarlo sciogliere mi ha regalato emozioni fortissime; cosa che non avrei sperimentato mangiandolo. Mangiandolo, in effetti, avrei sperimentato nuovamente i crampi addominali e le scariche di diarrea tipiche di chi, come me, non digerisce molto bene il latte. Comprandolo e non mangiandolo, invece, ho avuto la possibilità di appurare che il melone scioglie molto prima del cacao, e che i gusti di frutta, tenendo il cono in mano, quando sciolgono ti colano fino al gomito; mentre i gusti cremosi tendono a gocciolare dal polso.
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Altra cosa, non meno importante, è che, andando a comprare un gelato ma non mangiandolo, posso permettermi di andare a prendere un gelato. Cosa che non succedeva già da molto tempo per colpa dell’intolleranza. Preso dall’inedia, o dal caldo, posso dire tra me e me “Via! Mi andrebbe proprio un bel gelatino!” e così faccio.
Da qui un’idea geniale: posso fare la stessa cosa con tutto quello che vorrei ma non posso fare. Giusto per farvi capire, adesso sto scrivendo queste pagine con un sigaro acceso appoggiato sul posacenere alla finestra, un piatto pieno di patatine fritte con maionese che non mangerò e un bicchiere di Rum invecchiato cento anni di cui annuso solo il profumo. Niente male per un ottantacinquenne con colesterolo alto, bronchite cronica e ulcera duodenale.
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