๐๐ข๐๐๐จ๐ฅ๐จ ๐๐ฌ๐ญ๐ซ๐๐ญ๐ญ๐จ ๐๐ข ๐ฎ๐ง๐จ ๐๐๐ ๐ฅ๐ข ๐ฎ๐ฅ๐ญ๐ข๐ฆ๐ข ๐๐๐ฉ๐ข๐ญ๐จ๐ฅ๐ข ๐๐๐ฅ “๐ฐ๐ ๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐๐ ๐ ๐ ๐๐๐๐ ๐๐๐๐๐๐๐” Acquista su Amazon
Conobbi Clotilde una sera di novembre, una sera fredda
e uggiosa. Pioveva e cโera nebbia allo stesso tempo, una di
quelle sere in cui escono di casa solo le persone molto soleโฆ o
quelle pazze. Nel mio caso erano entrambe le cose. Era come se
i signori grigi di Momo di Ende avessero invaso la cittร
annebbiandone ogni angolo con il loro grigio fumo; invece di
rubare il tempo ai poveri cittadini avevano invece creato un
paesaggio sospeso, in cui il tempo non scorreva e in cui le uniche
cose a muoversi erano le gocce di quella fittissima pioggia e le
mie gambe bagnate e pesanti. Il rumore dei miei passi
accompagnava la sinfonia ticchettante del piovigginare: plick
plick faceva sullโasfalto, sdem sdem invece sul metallo delle
grondaie, pluf pluf quella che finiva sulle pozzanghere, e un
basso continuo di quella che invece imperversava sulle fronde
del viale alberato; il toc toc dei miei mocassini misto al gracidare
del cuoio bagnato sul selciato del marciapiede completavano
lโorchestra.
Avevo ventitrรฉ anni e una voglia matta di farla finita.
Uscii di casa con lโintento di non farci piรน ritorno, non che le
mie intenzioni fossero quelle di mettere realmente fine alla mia
vita, ma sicuramente avevo un gran desiderio di mettere fine a
quella mia vita. Non feci una valigia, non portai uno zaino, non
salutai il coinquilino, lasciai tutto cosรฌ come era. Quella vita, che
fino ad allora mi era andata bene, non mi apparteneva piรน, come
un vasetto in cui metti un tartufo non puรฒ piรน contenere una
fragola; cosรฌ come quei dannati mocassini che per il logorio e
per la tanta acqua presa mi calzavano talmente larghi da non
sembrare piรน miei.
Indossai i miei classici vestiti, misi tutti i contanti in un
portafoglio e partii. La pioggia e la nebbia facevano da giusta
cornice simbolica: la nebbia indicava un percorso non chiaro; la
pioggia la necessitร di lavare e lasciarsi inondare. Finalmente era tutto perfetto.
Alla fine quello che avevo di dentro era
perfettamente descritto da ciรฒ che era di fuori e, nellโincertezza
e nellโindeterminazione di quellโesatto momento, trovavo
conforto e speranza per un futuro migliore.
Partii senza una meta. Mi tolsi le scarpe perchรฉ, oltre a
essere ormai troppo grandi e rischiare di farmi venire vesciche,
sentivo che il loro toc toc e quel gracidare aveva iniziato a
stonare col resto. A piedi nudi, nel freddo di una notte di
novembre, affondando le dita, le piante e i talloni nelle
pozzanghere grigie, abbandonai la mia vita al destino. Non
guardavo la strada, ma ad occhi bassi, rilassando le palpebre fino
quasi a socchiuderle, seguivo lโistinto e vagavo per le vie di una
cittร che non sentivo piรน mia. Non era importante cosa fosse
successo prima, non era importante chi fossi, da dove venissi, da
chi o da cosa scappassi. Dovevo andare. Quando il cosa รจ ben
chiaro, il come e il perchรฉ li si trova sempre e con queste idee
per la testa, solo e pazzo, me ne andavo, sicuro di non fare mai
piรน ritorno.
Fu allora che, sotto la pensilina di una delle tante fermate
del bus che costellavano il marciapiede su cui stavo errando, un
poโ contrariato dal cessare del ripetitivo e continuo
sgocciolamento sulla testa, con gli occhi fissi al selciato battei la
testa contro qualcosa di molto duro. Fu subito buio. Quando mi
rinvenni, qualche secondo dopo, ero a terra e ciรฒ che mi era
rimasto di asciutto durante la camminata era ormai bagnato, per
effetto capillare del tessuto. Qualcuno stava schiaffeggiando
leggermente le mie guance. Per capire chi stesse giocando al
gioco del soldato con il mio volto provai ad aprire gli occhi e mi
resi conto che il bagliore dello stordimento ancora non era del
tutto passato, ma ecco che invece il rimbombo dovuto allo
sbattere una testa talmente vuota da fare eco stava passando, e
tra lo strascico di quel grave suono tornarono a fare capolino i
plick, gli sdem e i pluf di prima, con il bordone delle fronde degli
alberi e il nuovoย tac tacย delle gocce sulla pensilina di plexiglass.
A questo concerto si univa una voce femminile che ripeteva in
accordo col resto dellโorchestra ยซEhi! Tu! Ehi? Tutto bene?ยป
ยซEhi! Tu! Ehi? Tutto bene?ยป ยซEhi!ยป plick ยซTu!ยป sdem ยซEhi?ยป
pluf ยซTutto bene?ยป tac ยซEhi!ยป plick ยซTu!ยป sdem ยซEhi?ยป pluf
ยซTutto bene?ยป tac ยซEhi!ยป plick ยซTu!ยป sdem ยซEhi?ยป pluf ยซTutto
bene?ยป tac, avrei continuato ad ascoltarlo con gli occhi chiusi
per ore.
Se vuoi comprarlo รจ disponibile su Amazon in versione cartacea e Kindle Vedi il libro su amazon
